

69. Il pensiero politico di Mazzini.

Da: L. Salvatorelli, Pensiero e azione del Risorgimento, Einaudi,
Torino, 1963.

Senza alcun dubbio Giuseppe Mazzini fu il personaggo-chiave del
nostro Risorgimento; nessuno come lui ha lanciato - per dirla con
le parole del grande storico Luigi Salvatorelli - tanti fili,
tessuto tante trame, illuminato, eccitato tanti spiriti, formato e
tenuto insieme tanti nuclei di azione .... Partendo da una
serrata critica alla Carboneria, cui egli stesso aveva
appartenuto, ma anche al radicalismo materialista di stampo
francese e al pensiero liberale moderato, egli approd ad un nuovo
ed originale concetto di nazione, di patria italiana, unitaria e
repubblicana, da realizzare non pi attraverso cospirazioni e
alleanze fra prncipi, ma mediante una sollevazione generale.
All'idea di nazione, intesa romanticamente come l'espressione
sociale e culturale di un popolo, Mazzini associ un suo
particolare sentimento religioso, secondo il quale Dio aveva
affidato a ciascuna nazione, e perci anche all'Italia, una
missione di pace e di fratellanza da realizzare nel mondo.


Il Mazzini part dalla critica alla carboneria. Egli rimproverava
al liberalismo carbonaro di non vedere che umanit e individui,
ignorando la nazione e la societ; di non tener conto del popolo;
di essere utilitaristico anzich morale, affermando solo i diritti
e non i doveri. Tale critica egli estendeva a tutto il movimento
liberale uscito fino allora dalla rivoluzione francese: nel che
entrava per qualche cosa, almeno come fattore psicologico,
precisamente l'origine francese di quel liberalismo, essendo stato
il Mazzini, per passione nazionale, sempre geloso dell'iniziativa
francese e difffidente dell'influenza francese sull'Italia. In
realt, proprio dalla rivoluzione francese era sorto il concetto
moderno di nazione, in tutta la sua potenza e prepotenza,
subordinante l'individuo fino al sacrificio totale di esso.
Tuttavia, di fronte al liberalismo carbonaro il Mazzini aveva
ragione di porre in rilievo energico l'elemento nazionale-sociale,
effettivamente trascurato da quello. Non altrettanto giusto,
neppure di fronte alla carboneria, egli era nella parte negativa
della sua critica, cio nella sistemazione del valore della
libert come parziale e strumentale. Il Mazzini inclinava, con
qualche precipitazione, a intendere la libert come qualche cosa
di preliminare, un presupposto gi acquisito almeno in linea
ideale e su cui non occorresse fermarsi pi oltre a riflettere; n
riusc forse mai a coglierne il concetto in tutto il suo valore
positivo, finale, sintetico, che appare quando si intenda (come si
deve intendere) per libert il pieno sviluppo della personalit
umana. E' anzi quest'ultimo concetto di personalit che a lui,
tutto fiso nell'associazione, nella solidariet, nel dovere, non
apparve in tutta la sua portata e natura: l'idea collettiva, non
completamente scevra di mitologismo, della nazione e della societ
port nel suo spirito un certo oscuramento. In ci i radicali e
gli stessi moderati ebbero su lui qualche superiorit. Tuttavia, a
guardar bene, il concetto fondamentale mazziniano del progresso
indefinito dell'umanit non era se non una formulazione diversa di
quella esigenza dello sviluppo personale. L'uomo serve
all'umanit, ma l'umanit non  che la scala per la quale l'uomo
si accosta a Dio; al limite, i due termini si confondono:
l'avvenire ultimo dell'individuo  identico a quello
dell'umanit...
Checch si pensi circa la natura e le imperfezioni del concetto di
libert nel Mazzini, sta il fatto che per lui patria, o nazione, e
libert sono termini inscindibili. Egli dice una volta, con
incertezza caratteristica di espressione: Amo la libert, l'amo
fors'anche pi che non amo la patria; ma la patria io l'amo prima
della libert; dove il prima bilancia il pi, e viceversa.
L'esigenza della libert e gli istituti delle libert singole sono
alla base della sua costruzione nazionale. Egli rinnega bens, pi
compiutamente di ogni altro scrittore italiano del tempo, la
tendenza settecentesca a concepire la societ come un semplice
aggregato, o somma, d'individui; e pone la nazione come un tutto
organico al centro del suo concetto del Risorgimento. Ma nazione 
per lui il popolo, tutto il popolo, che prende in mano esso
medesimo - anzich affidarli a un ceto o a un individuo
privilegiati - i suoi destini. Il concetto d'iniziativa popolare,
di autoattivit e autogoverno nazionali,  per il Mazzini,
fondamentale: si potrebbe dire l'alfa e l'omega del suo sistema
politico.
In questo concetto organico e dinamico della nazione italiana come
autocreazione popolare  uno dei massimi apporti del Mazzini al
processo del Risorgimento, ideale e pratico: da esso scaturisce il
binomio mazziniano pensiero e azione, necessario a formare una
vera coscienza nazionale. La nazione italiana ha per il Mazzini un
passato, un presente, e soprattutto un futuro. Il passato italiano
non  per lui qualche cosa da restaurare, da rimettere in
pristino, un modello da copiare; ma un incitamento, un auspicio
per sollevarsi dalle bassure presenti e metter mano alla
ricostruzione dell'Italia. Ricostruzione, o piuttosto costruzione:
poich, se il Mazzini fa appello alla Roma antica repubblicana-
imperiale, e a quella papale-medievale, ambedue dominatrici e
maestre del mondo, e in nome loro invoca e profetizza una Terza
Roma, non con altrettanta precisione parla di una prima e seconda
Italia a cui succederebbe una terza; bens nella nazione italiana
nuova vede la condizione necessaria per quella Terza Roma, e al
tempo stesso - in una specie di processo circolare - nel fatto di
Roma italiana vede una ragion d'essere particolarmente potente per
la futura missione dell'Italia.
Il concetto di missione nazionale  una delle idee fondamentali -
si sarebbe tentati qualche volta di chiamarla idea fissa - del
Mazzini; ma anche una di quelle che rimangono pi indeterminate.
Si tratta di un compito speciale che ciascuna nazione deve
adempiere; ma quale esso sia, per l'Italia o per le altre nazioni,
il Mazzini non indica (solo pi tardi disse qualche cosa in
proposito). Insomma, quel che  il dovere per l'individuo,  la
missione per la nazione; soltanto, il Mazzini non sembra aver
avvertito sufficientemente che il dovere-missione non pu aver
nulla di stabile, di determinato a priori, di specifico e
riservato per qualsiasi individuo o collettivit: doveri e
missioni rampollano [nascono] sempre nuovi e diversi dalla variet
delle situazioni. N la missione pu consistere in un principio
di cui una sola nazione sia interprete privilegiata; poich se di
principi, cio di elementi essenziali, davvero si tratti, essi
occorreranno tutti a ciascuna. Di fatto, il Mazzini non precisa
per l'Italia altra missione se non quella di iniziatrice della
resurrezione e confederazione dei popoli, missione corrispondente
alla situazione storica d'allora, e che ogni nazione avrebbe
potuto assumere a seconda delle circostanze. Senonch la sua fede
che all'Italia in prima linea spettasse un cos alto compito era
adatta a risvegliare e tendere all'estremo le energie nazionali, e
al tempo stesso a render solidale la causa italiana con quella di
tutte le altre nazioni. Solidariet a cui corrispose l'azione
effettiva del Mazzini, creatore della Giovine Europa e in contatto
costante con gli altri movimenti nazionali europei.
Come s' accennato gi, nel concetto mazziniano di nazione v' un
detrito di mitologismo sociologico. Ma esso non deve celare il
nucleo vitale, cio il concetto morale ideale, di nazione, anzich
puramente politico-territoriale: concetto che rappresenta
un'aspirazione cosciente a ristabilire nella vita italiana
quell'unit morale che era venuta meno dal Rinascimento in poi.
Ogni materialismo statale  incompatibile con lo spirito
mazziniano. L'Italia per lui  una tradizione storica,  pi
ancora una vita morale, uno spirito, una vocazione al servizio
dell'umanit; ed esigenza morale, realt spirituale  l'unit
italiana invocata dal Mazzini. L'unit territoriale  strumento
per la riunione delle forze morali, per l'esplicazione della
solidariet nazionale;  manifestazione sensibile dell'unit di
coscienza, giusta effettuazione della volont del popolo. L'idea
di un'Italia che si facesse per assorbimento politico-militare da
parte di uno degli stati esistenti, ripugnava al Mazzini, non meno
(anche se non per ragioni del tutto uguali) che ai federalisti
repubblicani. E come l'unit, cos la repubblica, la quale non 
per il Mazzini una semplice forma di regime contrapposta ad
un'altra - sullo stesso piano, per esempio, della monarchia
costituzionale - e neppure semplice esplicazione (come per i
federalisti repubblicani) del principio di libert; ma  unit di
coscienza e di azione, coronamento necessario della formazione
nazionale, strumento indispensabile per la missione nazionale.
Tutto questo viene rafforzato per l'Italia dalle tradizioni
storiche del suo grandioso passato, che sono - dice il Mazzini -
repubblicane e non monarchiche.
Il valore ideale, morale, della repubblica unitaria italiana,
doveva concretarsi, innanzi tutto, nel contenuto sociale di
questa. Il problema sociale fu sentito vivissimamente dal Mazzini
per l'Italia come per il resto d'Europa; e, se egli combatt la
soluzione comunistica (intaccata ai suoi occhi di utopia,
antiliberalismo, e soprattutto di materialismo), la sua esigenza
sociale era tuttavia radicale non meno del socialismo: il
principio d'eguaglianza esigeva per lui che ogni uomo partecipasse
in ragione del suo lavoro al godimento dei prodotti dell'attivit
sociale. Un giorno - dice il Mazzini - saremo tutti operai, cio
vivremo dell'opera nostra. Anche per il problema sociale
l'iniziativa e l'azione spettano per il Mazzini al popolo stesso e
allo stato popolare;  estraneo al suo pensiero ogni paternalismo,
corporativistico o meno. L'impostazione e il tentativo di
soluzione del problema sociale rappresentano una grande
superiorit del Mazzini rispetto al liberalismo moderato, che si
pu dire ignorasse quel problema (esso  posto energicamente dal
Gioberti nel Rinnovamento; ma il Gioberti del Rinnovamento  ben
al di l del moderatismo).
Il concetto di umanit  coordinamento, o meglio superamento, di
quello della nazione, e ne corona il carattere ideale. Esso pone
una barriera insormontabile, un vero abisso, fra il mazzinianesimo
e ogni dottrina di etnicismo nazionalistico. Non si tratta del
dominio di una nazione, l'Italia, ma di costruire un mondo delle
nazioni; e se si attribuisce ripetutamente all'Italia una missione
iniziatrice (di popolo-Cristo),  missione politico-spirituale,
non politico-territoriale, da svolgere con mezzi conformi alla
legge morale, in affratellamento con tutti i popoli, in azione
solidale fra tutti i buoni. Le singole cause nazionali sono
collegate indissolubilmente fra loro, e insieme debbono trionfare
per opera dei popoli associati contro i governi. Questo 
l'europeismo mazziniano, al di fuori e contro ogni diplomazia,
ogni combinazione di interessi particolaristici di governi o
dinastie.
Ogni concezione nazionalistica presuppone il primato della
politica su ogni altra attivit dello spirito. Il concetto
mazziniano del Risorgimento approda invece a un superamento
completo del politico nello spirituale. Non solo ogni ragione di
stato  negata in radice, ma la politica  subordinata
integralmente alla morale, e la morale non  se non l'applicazione
di una fede religiosa. Il problema religioso italiano  ripreso
dal Mazzini in vista di una soluzione radicale. Con esso tocchiamo
al vero fondo della rivoluzione mazziniana, che non  nell'assetto
politico - in cui non sono esclusi gradualit e temperamenti -,
ancor meno nell'insurrezione, semplice strumento temporaneo; ma 
in questa intima trasformazione religiosa. Egli parla
esplicitamente di una nuova fede, che superi cos le vecchie
confessioni cristiane, ormai per lui impotenti, come l'incredulit
scettica e materialistica del secolo diciottesimo. Egli respinge
nettamente gli sforzi dei neocattolici o neoguelfi italiani: la
loro scuola, secondo lui, non  giovevole al progresso italiano,
di cui fraintende l'idea predicando una fede non sentita
veramente. Per il papato e il cattolicismo non vi  posto nel
Risorgimento mazziniano: ci che non significa, naturalmente,
ch'egli pensasse ad abolizioni forzate, a persecuzioni (nulla di
pi estraneo al suo pensiero), ma che non attribuiva loro una
funzione positiva. Il cristianesimo stesso per il Mazzini 
esaurito, non perch falso, ma perch il vero che c'era in esso
(la redenzione individuale) ha gi trionfato. Rimane necessaria la
fede ultraterrena, che  per il Mazzini quella in Dio
manifestantesi per successive rivelazioni nell'umanit, destinata
un giorno ad esser chiamata tutta intera a Lui, come vi ascendono
gli individui attraverso le loro vite successive. Finch l'unit
sociale non  fondata, autorit ecclesiastica e autorit politica
devono rimanere indipendenti il pi possibile l'una dall'altra.
Una volta per costituita veramente la societ nuova, questo
separatismo fra Stato e Chiesa, fra istituti politici e principi
religiosi, non avr pi ragion d'essere: come alla fede
corrisponder la morale, che si attuer nella politica, cos lo
Stato sar la Chiesa, e la Chiesa sar lo Stato. Nessun divorzio
fra la terra e il cielo: occorre agire su questa terra per un
compito sacro, per la realizzazione del regno di Dio.
Per camminare verso un tale ideale, il Mazzini conta
sull'educazione nazionale: a lei spetta far sentire fratelli tutti
gli uomini di una nazione, toglierli dall'isolamento in cui si
trovano, imbeverli delle stesse credenze e dello stesso spirito,
render possibile un pieno sviluppo delle loro facolt, superando
le condizioni d'inferiorit sociale in cui tanti di essi si
trovano. Questa educazione  compito dell'autorit sociale, e cio
di un insegnamento pubblico politico-morale, con carattere
uniforme. Concezione che potrebbe essere grave di conseguenze, ma
sostanzialmente corretta, o integrata, da quel che dice il Mazzini
sulla coesistenza dell'educazione nazionale e dell'insegnamento
libero, per cui alla prima spetta l'insegnamento del dovere
sociale, del programma nazionale, al secondo la libera diffusione
di nuovi programmi, di nuovi ideali, che assicurino la libert di
progresso, protetta e confortata dallo Stato.
La formazione dell'unit morale  dunque per il Mazzini graduale e
non subitanea, libera e non imposta, e, dato il progresso
continuo, mai definitiva. E di questa unit morale
l'interpretazione e l'applicazione spettano al popolo. Il punto
fondamentale, di fronte ad autoritari e moderati,  per il Mazzini
che il governo nuovo dev'essere non solo per il popolo, ma per
mezzo del popolo. Egli afferma una capacit politica generale del
popolo, quella di scegliere spontaneamente i pi capaci. Non
ammette che la politica nazionale e popolare possa essere
incarnata da individui dominatori: non bisogna attribuire agli
individui un'autorit che appartiene solo ai princip. Non si
tratta per una nazione di usare momentaneamente la libert di
scelta per abbandonarla di nuovo, ma di organizzare con le
istituzioni l'esercizio continuato della sua libert e sovranit,
assicurandola cos saldamente da non poter essere perduta per
sbagli di un individuo o di una dinastia.
Tutto questo fa da contrappeso - e fino a un certo punto da
superamento - al pericolo insito nella riduzione mistica
mazziniana della politica a religione: il pericolo cio, che, con
un rovesciamento facile a verificarsi negli spiriti
intellettualmente o moralmente deboli, la politica - e quindi
l'utilit contingente di una data situazione, un programma, un
istituto, un partito particolari -, sia innalzata a morale,
imposta dall'alto e consacrata nell'immobilit. Che il pericolo
sia completamente superato non potrebbe dirsi, appunto per quel
misticismo che ignora le necessarie distinzioni. Nella concezione
mazziniana del Risorgimento  innegabile un residuo dogmatico,
trascendente, e ben lo sentirono i contemporanei e i seguaci
stessi del Mazzini: e l'opposizione aperta, o la repugnanza
intima, ad esso fu uno dei pi gravi ostacoli all'efficacia
dell'azione mazziniana. Reag in particolare il liberalismo
radicale, con l'assolutezza del suo umanesimo ignorante ogni
trascendenza; ma anche il liberalismo moderato oppose al
mazzinianesimo il suo senso realistico ed empirico. Ambedue
associarono in questa opposizione le tradizioni del pensiero
settecentesco, che il Mazzini non aveva compreso a fondo, al nuovo
pensiero storico-scientifico.
Rimane pur sempre al Mazzini il vanto della concezione pi
integrale del Risorgimento, quella che pi strettamente associava
il pensiero all'azione escludendo ogni infecondo dilettantismo
ideologico, la risurrezione politica all'elevazione morale
sradicando ogni machiavellismo, le sorti dell'Italia a quelle di
tutta l'Europa eliminando ogni tentativo d'isolamento, ogni
pretesa di dominio. Se al popolo italiano occorreva per il suo
Risorgimento superare definitivamente le bassure spirituali a cui
lo aveva condotto la decadenza secolare successa al Rinascimento,
la spinta morale a quel superamento gli venne principalmente
dall'afflato mistico mazziniano. N si saprebbe additare, nella
propaganda patriottica del Risorgimento, nessun altro che abbia
come il Mazzini lanciato tanti fili, tessuto tante trame,
illuminato, eccitato tanti spiriti, formato e tenuto insieme tanti
nuclei di azione, fatto appello a tanti ambienti diversi, posto
mano a tanti strumenti differenti; e, pi in breve, speso tutta la
sua intelligenza, tutte le sue energie, ogni suo respiro per la
causa dell'Italia e dell'umanit.
